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Giovanni D'Acunto
Tratto da Vietrinotizie.it n.19
19 Giugno 2009
Nel volo di un uccello hai trovato la tua liberta',
nello sguardo di un lupo la tua verita',
nella natura la tua sicurezza.




In occasione del secondo anno della scomparsa del professor Giovanni D'Acunto, naturalista vietrese, VietriNotizie.it desidera con questa pagina a lui dedicata, fare omaggio a un uomo i cui principi sono stati insegnamenti per tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo, a partire dai suoi allievi. Giovanni D'Acunto e' scomparso il 27 maggio del 2007 all'eta' di 63 anni. Era un uomo e un maestro sui generis, uno di quelli che amava per spiegare i concetti rapportandosi con il mondo reale, come quel giorno che sotto gli occhi stupiti dei suoi ragazzi si presento' a scuola con un furetto...
Sovente, si scontrava con la dirigenza scolastica, raccontano gli amici, dirigenza che non approva i suoi metodi d'insegnamento fuori dal comune. Ed era proprio questo che rendeva Giovanni D'Acunto un uomo unico, insostituibile, come i suoi preziosi insegnamenti.

Riportiamo la testimonianza di Achille Cristiani, amico salernitano di gioventu' di Giovanni d'Acunto.
Achille, in memoria dell'amico Giovanni ha fatto dono alla Wilderness, l'associazione di cui entrambi facevano parte di un terreno selvaggio ad Auletta sul fiume Tanagro.

"Parlare di Giovanni D'Acunto e' come riaprire un vecchio libro riposto lì in alto, in libreria da tanto tempo e sfogliandolo nuovamente, riscoprirne i tanti ricordi, le impressioni provate anni fa, quando tutti noi eravamo piu' giovani.
La fine degli anni settanta e' stato un periodo in cui tutto sembrava possibile, quando definirsi ambientalista era quasi essere scambiato per un marziano.
Mentre tutti si recavano allo stadio c'erano pochi pionieri si avventuravano tra le nostre montagne solo per il piacere di contemplare la natura, di scoprire una specie animale o vegetale non ancora segnalata. E Giovanni nelle sue tante "uscite" e' stato quello che in provincia di Salerno ne ha scoperte piu' di tutti.. la sua grande passione era la fotografia naturalistica., voleva cogliere l'attimo,
carpe diem direbbero i filosofi.., immortalare per sempre un animale selvatico. In questo e' stato un grande maestro, uno dei pochi.
Le sue foto parlano ancora di lui, capaci ancora di emozionare.
Amava le lande scozzesi dove ogni estate trascorreva le vacanze, ma piu' di tutte amava le nostre montagne, quelle del meridione, "così selvagge e così affascinanti" rispetto alla brughiera scozzese.
Di lui resta il ricordo di un amico con grandi ideali da difendere. Era un sostenitore dell'Associazione Italiana Wilderness, una associazione impegnata nella salvaguardia delle ultime aree selvagge.
L'amore che lui aveva per la montagna era contagioso, e' solo grazie a lui che ho potuto respirare l'alba in quota, vedere il sole in faccia fare capolino dalla neve dei Pianori, dormire in montagna in un sacco a pelo nel piu' assordante silenzio, a -10 °C. e grazie a Giovanni che abbiamo capito che quel mondo stava finendo per sempre, ruspe che sbancavano le coste cilentane per edificare piccoli escrementi edilizi, strade di penetrazione (come le chiamava lui) intendevano rendere le zone sempre meno inaccessibili cominciando inesorabilmente a colpire mortalmente un ecosistema gia' compromesso. Il suo amore per la wilderness (vita selvaggia) lo porto' a conoscere specie ad alto rischio di estinzione: i lupi furono il suo grande amore per tutta la vita. L'operazione per la loro salvaguardia sui Picentini fu semplice ed efficace - carnai in quota per evitare che scendessero vicino ai paesi ed essere massacrati o avvelenati, come purtroppo avveniva dappertutto. Pochi sanno che negli anni ‘70 il lupo italico fu ad un passo dall'estinzione; la stima calo' a non piu' di 100-120 esemplari in tutt'Italia. Il branco dei Picentini da noi monitorato (circa 7 esemplari) fra alti e bassi ce la fece a superare quegli anni critici ed oggi hanno allargato il proprio areale fino a raggiungere l'Appennino tosco-emiliano. Quando una mattina di marzo ricevetti una telefonata di Annamaria (una nostra comune amica) con un filo di voce mi diceva che Giovanni non c'era piu', il mio primo desiderio fu quello di dedicargli la prima area Wilderness donata all'associazione in Italia ad Auletta - un lembo di terra sul fiume Tanagro. Oggi nel rendere omaggio ad un grande naturalista continuiamo nell'opera di salvaguardia dell'ambiente come Giovanni ci ha insegnato e dopo di noi altri come lui. Sembra ancora di vedergli fra le dita una di quelle puzzolenti sigarette (che ci facevano litigare sempre) mentre indicava il nido di un falco pellegrino.
Addio amico mio, ti rivedo sempre quando torno sul Panormo, sul Figliuolo, sul Raione a Piano di Pecore. Molti non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando, ma per noi e' stata tutta la nostra vita.
Ciao Giovanni, mi piace pensare che ora ti trovi in un luogo inesplorato, alla ricerca di una specie non ancora avvistata... Achille forever.
"

Saverio Gatto
Le giornate trascorse insieme in natura restano indelebili e si ravvivano ogni volta che esco, ogni volta che osservo gli uccelli, che mi arrampico, che mi sporco di terra; ogni volta che seguo le tracce dei lupi sulla neve, ogni volta che cammino ai bordi di un dirupo e ogni volta che mi trovo senza fiato al cospetto della bellezza del Creato. La passione per la natura ci ha accomunati ed e' l'unico modo per sentirmi vicino al suo spirito, a quello che e' stato il suo modo di vivere. Perché Giovanni non era solo un appassionato di Natura, egli era la Natura stessa, con le sue asprezze e le sue bellezze. Resta il rammarico di non poter piu' condividere le avventure, le disavventure e la bellezza di quei momenti in cui la natura ci ha lasciati attoniti, quando nessuno si e' azzardato ad aprire bocca per non svilire con le parole sensazioni che sarebbe stato impossibile tentare di descrivere. Anche perché c'era la consapevolezza che chi ti stava vicino sapeva benissimo cosa provavi, rendendo superfluo ogni commento. Questa sintonia se n'e' andata e mi manca. Giovanni mi ha dato tanto. Se qualche volta riesco a fare una foto decente lo devo a lui, ed e' anche per questo che voglio rendergli grazie attraverso questa finestra sul mondo.
Ciao, caro Professore.

Gianpaolo Granata
Sono stato suo allievo e amico da quando ero ragazzino e lui era gia' un esperto conoscitore di fauna, schietto e schivo: ricordo ancora di quando chiesi il permesso a mia madre di accompagnarlo in Irpinia (mi aveva incredibilmente invitato a venire con lui) ad osservare i lupi - avevo quindici anni - e lei, inorridita, mi nego' quest'opportunita'.
Altrettanto vivida e' l'immagine del nostro amico all'opera con il suo mitico "Zeiss", che non osavo neanche sfiorare. Le occasioni d'incontro si erano diradate a causa del mio lavoro a Trento ma ci tenevamo comunque in contatto: lo aggiornavo sulle "novita'" trentine e ricevevo preziose news cilentane e lucane. Il "professore" ha insegnato tanto a tutti noi e sono sicuro che, tra una sigaretta e l'altra "sbinocola" anche ora in direzione dei suoi amici, alati e non, ovunque si trovi il suo spirito.
     
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